Mies e la scrittura del silenzio

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A Negin Shiraghaei. Che l’orrore della barbarie non ti raggiunga, che la tua voce sia l’alba di Eram a Shiraz, l’azadi del tuo tempo

Il Padiglione Mies Van der Rohe, di Barcellona, Lo Specchio Necessario e l’Antologia della Memoria

Potremmo tracciare un meridiano della forma e del silenzio seguendo l’immagine spettrale del monumento a Rosa Luxemburg distrutto dai nazisti nel 1936 e il Padiglione di Barcellona ricostruito nel 1986, attraverso il silenzio invocato di Celan come unica possibilità del logos

Per Derrida un fantasma non è qualcosa che semplicemente fu, ma qualcosa che torna per esigere giustizia; lo spettro del memoriale di Rosa Luxemburg è un futuro perduto, rappresenta la possibilità di una Germania socialista che non è mai arrivata a essere. Questo meridiano è una sovrapposizione spettrale, un’opera solida di travertino e un’immagine eterea del monumento distrutto, questa è la hauntologia visuale, la coesistenza di ciò che c’è e di ciò che è solo una fotografia d’archivio. Questo spettro ci guarda e noi non possiamo afferrare l’immagine, ma la sua immagine altera la nostra percezione della bellezza del luogo. È però una bellezza che non è più innocente, è incantata dal trauma storico. Il padiglione di Barcellona è l’ospite che accoglie e offre ospitalità al fantasma del monumento silenziato. Così il concetto di hauntologia di Jacques Derrida acquisisce nel padiglione una rilevanza unica, dato che l’edificio attuale è una ricostruzione fedele del 1986, siamo dinanzi a un’architettura che è tornata dal passato, che è in essenza, un’apparizione. La giustizia per Derrida risiede nella nostra capacità di intavolare un dialogo con ciò che non è fisicamente presente ma persiste nel suo ideale. La ricostruzione del Padiglione è stata un atto di giustizia storica. E il suo dialogo con il Memoriale a Rosa Luxemburg come immagine latente o la figura di Celan è completare quel cerchio di giustizia.

Celan il Meridiano della Forma e del Silenzio

Se la bellezza è redenzione, in Mies e Celan questa ha raggiunto l’assoluto. È l’abitare del silenzio, Per Celan la poesia era un messaggio in una bottiglia lanciato con la speranza di un incontro, il Meridiano, il padiglione è la bottiglia perfetta, cristallina, trasparente ed eterna, sotto lo sguardo sereno della scultura Alba di Georg Kolbe. Lo stagno come specchio della lingua, una lingua tedesca lavata da ogni impurità e ridotta alla sua essenza cristallina.

Il meridiano di Celan si completa nell’opera del Monumento a Rosa Luxemburg di Mies come una metafora di pagina bruciata, è il Silenzio di Celan come Grado Zero della Riflessione che è l’unica possibilità di sviluppo del Logos. Dopo l’aporia della parola dopo la catastrofe dove il logos non è più solo parola, ma anche riunione o raccolta (dal greco legein). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il linguaggio è rimasto disperso e vuoto di verità. Questo linguaggio corrotto ha trovato l’unica forma di “riunire” (Logos) un senso nuovo in Celan praticando una reductio ad absurdum del linguaggio attraverso un silenzio che agisca come filtro.

Il Meridiano Celaniano, La Parola dopo l’Incendio

L’asse che attraversa la poetica di Paul Celan è quella di un sopravvissuto alla catastrofe, egli ha sviluppato un linguaggio a nord del futuro, una parola che abita il passo del silenzio. Il suo Meridiano è la linea invisibile che unisce la poesia con il suo altro, con colui che è lontano nel tempo o nello spazio; vedo questo meridiano che unisce Berlino, Parigi e Barcellona. Berlino l’origine del trauma, il monumento di mattoni, l’assassinio di Rosa; Parigi, il luogo dell’esilio di Celan e la fine del linguaggio sul ponte Mirabeau; e Barcellona, dove il Padiglione Mies è lo specchio necessario, è l’edificio che ha imparato a esistere dopo la propria morte. La sua ricostruzione nel 1986 è stata un atto di fede nella memoria. Questo Meridiano passa dalla ricostruzione della forma alla ricostruzione del senso attraverso Luxemburg e Celan in questo spazio, non solo come una liturgia laica di riparazione. Permettendo a Mies, l’architetto di un’opera in silenzio, di dialogare con i silenzi che furono imposti dalla violenza della storia in un’architettura della riparazione etica. Nel Padiglione, quel silenzio è filologicamente necessario, non si può dire nulla di nuovo o di vero usando la vecchia retorica. La purezza delle linee di Mies obbliga la parola a essere altrettanto pura, o a tacere. L’Atemwende o Cambio di Respiro nella poesia è un momento in cui il respiro si ferma per cambiare direzione. Il logos può svilupparsi solo se c’è un cambio di ritmo. La filologia di Celan dimostra che la poesia avviene nella pausa respiratoria. Senza quella pausa, quel silenzio, c’è solo discorso automatico, il silenzio di Celan fornisce la pausa di respiro permettendo al pensiero di ricominciare da zero.

Il Silenzio Invocato di Celan come unica possibilità del logos

Il Padiglione di Barcellona si situa in questo Meridiano non solo come un oggetto architettonico, ma come un laboratorio epistemologico. All’interno di un mondo contemporaneo con una fenomenologia iper-comunicata e il rumore semantico, il silenzio di Paul Celan, inquadrato nella chiarezza di Mies, non è un vuoto negativo, ma la condizione di possibilità l’a priori affinché il vero logos e la riflessione avvengano, questo silenzio è il clima di accoglienza del logos, non più come parola, ragione, o discorso, ma come spazio di apparizione. Dove l’esaurimento del linguaggio dopo la barbarie, le parole logore e contaminate hanno bisogno di un Silenzio previo che le purifichi. Questo silenzio di pietra e vetro è l’unico luogo dove la riflessione non è una reazione al rumore, ma un atto sovrano del pensiero.