Campidoglio

joyeria-orfebreria-arquetipo-oscar-abba-Campidoglio-1
previous arrow
next arrow

Vedo la linea: la linea che disegna la forma, tanto nel suo apparire quanto nel suo nascondersi. Il suo limite intrinseco consiste nell’essere unita al tempo; così accade con la storia stessa, che è lineare e si sviluppa nel tempo. È una linea che potrebbe implodere o sdoppiarsi.

Nel Campidoglio si dà un caso esemplare di architettura simbolica, dovuto all’espansione simultanea dello spazio che si trasforma in una delle più eccelse espressioni del concetto di luogo che l’uomo abbia mai concepito. Michelangelo volle esprimere idealmente il significato che per secoli si attribuiva a tale concetto.

Come Cosmocrator, l’Imperatore si situa al centro della composizione. Il Campidoglio rappresenta per noi non soltanto il centro del mondo, ma anche il centro delle partenze e dei ritorni che danno significato e contenuto alla nostra vita individuale. Qui l’uomo sente l’esistenza come una relazione significativa, seppur problematica, tra il suo io individuale e il mondo a cui appartiene.

Questo ci suggerisce che gli attributi delle linee esistono già nel mondo, e che il nostro lavoro è solo quello di rivelare quelle qualità. Esiste una condizione che provoca la conversione finale della linea in qualcosa che prima non esisteva, dove sottostà un’altra linea potenziale: la linea come figura di investigazione, di cambiamento, di trasformazione.

Come si genera questa linea, e da dove procede concretamente? Non esiste alcuna possibilità di raggiungere l’origine esatta di una linea. Si potrebbe parlare di come le diverse epoche si siano succedute mediante la rottura di una linea; siamo capaci di percepire le epoche passate attraverso brecce impreviste, per una ricerca sperimentale della nostra memoria.